locandina di protesta contro la mostra di Banksy
locandina di protesta contro la mostra di Banksy

 

Milano, 14 gennaio 2019 – Arstisti di strada protestano (nuovamente) contro la mostra non autorizzata di Banksy al Mudec fino al 14 aprile, la prima in un museo pubblico. L’effetto è che, al netto delle polemiche, aumentano le folle in coda al Museo delle Culture. E nel 2018 i visitatori sono stati 617.865, di cui 528.401 per le grandi mostre e 89.464 per il percorso permanente, a cui si sono aggiunte 20mila presenze per eventi urbani diffusi. L’ultimo blitz contro l’esposizone al Museo delle Culture è di Cristina Donati Meyer che all’esterno del Mudec ha affisso un disegno che ritrae la Banda Bassotti per denunciare la «privatizzazione dell’arte pubblica».

«Collezionisti, trafficanti d’arte senza scrupoli, galleristi e musei di tutto il mondofanno a gara nell’organizzazione di mostre clandestine legalizzate con le opere di Banksy rubate dai muri. Sono gli stessi, con le pubbliche autorità, che considerano i graffiti, la street art e l’arte pubblica, un crimine da perseguire, salvo scoprire un autore quotato milioni e rubare la sua arte rinchiudendola in quattro sontuose e polverose mura: l’antitesi dell’arte pubblica», denuncia l’artista. E la provocazione nelle strade di Milano prosegue con manifesti apparsi in diverse zone della città con lo slogan “Street art is dead” firmato da Mr. Savethewall. L’artista ha rielaborato un’opera di Caravaggio (il Davide con la testa di Golia) inserendovi la testa di una scimmia, in riferimento alla maschera utilizzata da Banksy per non farsi riconoscere, e accompagnando l’immagine con la domanda “Who killed the art of Banksy?” e la frase “Street art is dead”, che è diventata anche il titolo di un video su Youtube. Mr Savewall ritiene che «la museificazione della street art ne ha determinato la storicizzazione e la fine». E il futuro? Da riscrivere, con i post street artist. Nel frattempo i musei, sentitamente, ringraziano.